“Aiutami a fare da solo!”: Il bambino alla ricerca dell’autonomia

Paolo è un bambino autoritario nei confronti dei genitori e, mentre a scuola si comporta “normalmente”, quando la mamma lo porta o lo viene a prendere a scuola, egli inizia a fare molti capricci, facendo fare alla mamma ciò che vuole.

Un giorno, dopo l’ennesima “battaglia”, Paolo lascia il grembiule sul tavolino e impone alla mamma di riporglielo nell’armadietto, dopo che l’insegnante gli ha chiesto di riordinarlo da solo.

Il bambino inizia ad arrabbiarsi così tanto che la mamma, nonostante il consiglio di non cedere, lo accontenta.

L’insegnante le spiega che così facendo non lo aiuterà a crescere, ma la mamma in un moto di rassegnazione allarga le braccia e non dice nulla.

Da quel giorno il bambino è stato iscritto in un’altra scuola.

Questo è solo uno dei tanti episodi che accadono tutti i giorni, non solo nell’ambiente scolastico, ma anche nella vita domestica di ciascun bambino. Tali situazioni denotano quanto noi genitori ci troviamo disarmati di fronte alle richieste dei nostri figli al punto da arrivare a due opposti estremi: siamo troppo autoritari oppure troppo permissivi.

L’essere troppo protettivi è l’atteggiamento che prevale negli ultimi tempi: un’ iperprotezione che porta insicurezza, eccessiva dipendenza, incapacità……..

Essere un educatore valido non implica fare tutto, bene e subito, ma , a volte, è importante riuscire a controllarsi dall’intervenire reputando il figlio in grado di contenere, trattenere e sopportare la frustrazione derivante dall’impossibilità di soddisfare subito il suo bisogno.

Quante volte prevale il “faccio io che tu non sei capace!” o “se ti lascio fare da solo ci metti una vita!” o “lascia stare altrimenti ti fai male!”.

La Montessori diceva: “Il primo istinto del bambino è di agire da solo senza l’aiuto altrui, ed il suo primo atto cosciente di indipendenza è di difendersi da coloro che cercano di aiutarlo.”

I bambini devono poter fare le loro conquiste, commettendo i loro errori. Maria Montessori ha parlato spesso dell’importanza del signor Errore.

Per esempio, se nostro figlio desidera imparare ad andare in bicicletta senza rotelle ce lo chiederà e sarà tanta la voglia di imparare che anche se cadrà una, due, tre volte si rialzerà e continuerà caparbio, oppure la lascerà per un po’ di tempo per poi riprovarci ancora.

Il bambino sa gestirsi da solo e non chiede altro che di aiutarlo a fare da solo, a camminare nella conquista della sua autonomia.

Oggi, spesso noi genitori lavoriamo entrambi, e la fretta certo non  ci aiuta nel nostro difficile compito educativo.

Non è facile risparmiare fatiche e disagi ai nostri figli, quindi facciamo di tutto per accontentarli:

“Maestra, il mio bambino non vuole più fare il lavoro che ha cominciato ieri. A causa di questa preoccupazione, stanotte non ha dormito e stamattina non voleva più venire a scuola. Per favore le chiedo di non farglielo fare.”

Quanta ansia leggiamo tra le righe di questa richiesta: un bambino che, invece di essere aiutato a superare le sue difficoltà e i suoi timori, viene supportato con altrettanta ansia e rinforzato nella sua insicurezza.

Il buon educatore deve riuscire a stare accanto al bambino, aiutandolo a superare le sue difficoltà, aiutandolo a capire il perché delle cose, aiutandolo a sopportare un insuccesso, ma anche a condividere con lui la gioia per un successo.

Non è bene evitare le “fatiche” ai nostri figli, né fargli da “facchini”; noi genitori giustifichiamo tutto questo con il termine “amore” ma non ci rendiamo conto che, così facendo rendiamo i nostri figli sempre più dipendenti da noi e sempre più isolati dagli altri.

Quando il bambino cerca aiuto va sempre dalla persona che gli infonde sicurezza, che gli lascia fare le proprie esperienze, che gli lascia “provare a vivere”, che gli insegna l’arte di “arrangiarsi”!

Noi genitori dobbiamo cercare di comprendere che i nostri figli non avranno sempre noi accanto nel loro cammino di vita e che, bene o male, dovranno imparare a gestirsi le loro esperienze e il loro futuro.

La Montessori affermava che insegnare ad un bambino a mangiare, lavarsi, vestirsi è lavoro ben più lungo, difficile e paziente che non imboccarlo, lavarlo e vestirlo; “…il primo è lavoro dell’educatore il secondo è il lavoro del servo!”. 

“Il bambino non è debole e povero: il bambino è padre dell’umanità e della civilizzazione, è il nostro maestro, anche nei riguardi della sua educazione. Questa è una grande verità.”

Maria Montessori

 

 

– Scritto da Dott.ssa Patrizia Enzi –