Le persone con disabilità non sono un mondo a parte, ma una parte del mondo!

Per presentare le pagine dedicate ala scuola inclusiva abbiamo pensato di farci aiutare da Edgar Morin che evoca Eraclito: “L’individuo calato nella più banale delle vite “contiene in sé galassie di sogni e di fantasmi, slanci inappagati di desideri e di amori, abissi di infelicità, immensità di indifferenza raggelata, incendi di astri infuocati, maree di odio, smarrimenti vacui, lampi di lucidità, tempeste insensate”. 1

Abbiamo affrontato subito il tema della complessità di cui ognuno è portatore per confutare la semplificazione che si nasconde dietro l’invasione degli acronimi. A noi piace far precedere la parola persona a cui ci approcciamo con uno sguardo olistico. In altre parole preferiamo conoscerla nella sua globalità, bio-psico-sociale come antidoto alla semplificazione. Ci siamo permessi di scomodare Galileo Galilei che trasforma lo strano tubo di un costruttore olandese di occhiali e lo fa diventare uno strumento per osservare i corpi celesti. Mette insieme un sistema di lenti e comincia a vedere la Luna come nessuna l’aveva mai vista. E scopre che il suolo lunare non è perfetto: ci sono montagne, crateri dai bordi frastagliati e pianure simili alle nostre. Senza contare il Sole, la Via Lattea, con i suoi astri.2

Forse è proprio questa capacità di avere il coraggio di non fermarsi alle apparenze, ma utilizzare più lenti che ci permettano di vedere la persona nelle tre dimensioni evocate. E questo vale per tutte le persone, non solo per quelle problematiche, con disabilità con disagi. L’approccio olistico è indispensabile per conoscere meglio chi ci sta accanto, i nostri alunni, i nostri amici. Questa modalità di approccio ci aiuta a superare le nostre convinzioni.

Per esempio è invalsa l’abitudine di pensare, e di agire conseguentemente, che le persone con disabilità, e tutti coloro che non rientrano in una supposta e arbitraria normalità, appartengano ad un altro mondo. Che vivano in territori isolati dove attendono che qualcuno si occupi di loro. O che aspettino il miracolo che li faccia guarire per poter rientrare nei ranghi. L’esperienza della scuola di tutti e di ciascuno ci dimostra che ogni giorno si presentano nelle nostre aule dei cittadini con le loro potenzialità e i loro limiti di cui la comunità deve tenere conto. Non devono proprio dimostrare nulla. È la comunità che deve dimostrare di essere in grado di dare loro orizzonti di senso, nel difficile cammino per la costruzione della propria identità.

Questo si suggerisce che gli ambienti di apprendimento, che devono caratterizzare le nostre scuole, non devono essere luoghi di separazione, ma luoghi di incontro, facilitatori della comunicazione e della cooperazione. In altre parole la fusione di orizzonti cognitivi favorisce la comprensione reciproca, esperienze condivise in spazi aperti a tutti.3

Per concludere ci piace riportare un episodio tratto da un libro che consigliamovivamente.4

“In una scuola materna, frequentata da molti bambini maghrebini, le maestre hanno deciso un giorno di preparare il couscous. Hanno cercato la ricetta “originale” per cucinarlo secondo la tradizione. I bambini erano contenti. Poi la maestra ha chiesto a un piccolo marocchino. “Ti piace ?” “Sì”. “È come quello che fa tua mamma?”. “Quello di mia mamma è più buono perché mette uno strato di couscous e uno di tortellini, uno di couscous e …”.

Riteniamo che questa sia una straordinaria metafora della scuola inclusiva. Le tradizioni si incontrano e invece di annullarsi decidono di mettersi insieme, nel rispetto reciproco, due cibi che mescolandosi producono un nuovo sapore culinario.

Con questo spirito poliedrico, polifonico, inclusivo, dialogante abbiamo pensato di allestire uno spazio in cui la contaminazione tra persone possa essere foriera di nuove idee e, perché no, di nuove amicizie.

 

 

Dott.Giancarlo Onger

 

Direttore Scientifico

Commissione Fragilità

Associazione Montessori Brescia

 

 

 

CONSGILI BIBLIIOGRAFICI

 

1 Edgar Morin, I miei filosofi, pag. 32, Erickson, 2013

2 Guido Tonelli, Genesi, pag. 19, adattamento, Feltrinelli,2019

3 Zygmunt Bauman, Fiducia e paura nella città, pag. 28, adattamentoBruno Mondadori, 2005

4 Marco Aime, Eccessi di cultura, Einaudi, 2004